La Rete – Studio di Psicologia e di Psicoterapia

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Vi presento il mio studio.

“L’arredamento industriale nasce negli anni Cinquanta a New York con il recupero e il riuso di spazi dismessi che in precedenza erano utilizzati per ospitare uffici, industrie, centri direzionali. Da allora, migliaia di vecchi depositi e magazzini sono stati recuperati e utilizzati come abitazioni, rivendicando la bellezza delle fabbriche (…) Lo stile industriale è fatto di pezzi essenziali, di recupero, oggetti vintage e di mobilio dalle linee pulite. Lo stile industriale non nasconde, mostra. Travi, tubi, mattoni, e chi più ne ha più ne metta.
Se avete scelto questo stile (…) dovete allora tenere a mente tutti questi aspetti strutturali che qualsiasi altro stile avrebbe cercato di nascondere. Anche i mobili fuggono dalla perfezione dei mobili in serie e lasciano che la luce ne metta in evidenza le saldature e le imperfezioni della verniciatura.”

(Antonio Di Maro, 2017)

 

Vorrei partire da queste parole per presentarvi il mio studio e spiegarvi la scelta dello stile con cui ho deciso di caratterizzarlo.

Lo stile vintage/industriale, riprende pezzi del passato per dare nuova vita a ciò che è stato abbandonato e dimenticato, vengono riqualificati e rivalorizzati spazi inabitabili e in disuso, ciò che è antico e disabitato viene trasformato in bellezza e particolarità.
Questo stile riprende un po’ l’idea che ho della psicoterapia, come luogo in cui il rimosso e il “rovinato” vengono portati alla luce, diventando forza, valore e autenticità di ognuno di noi.

In questo modo così particolare vi presento il mio studio che ho chiamato “La Rete”, nome che evoca la mia concezione di interiorità psichica non soltanto individuale ma anche gruppale.

Fin dagli esordi della mia formazione sono stata ispirata dalle meravigliose concezioni della gruppoanalisi, orientamento teorico che è nato all’interno del mondo psicoanalitico e che ne ha approfondito alcune importanti teorie.

L’anima psicoanalitica e quella gruppoanalitica muovono il mio lavoro e i loro “fili”, cioè le numerose teorie e pratiche appartenenti a questa interessante disciplina, creano una solida “rete”, consentendo una lettura profonda e complessa dell’individuo, dei gruppi e delle istituzioni.

La rete inoltre mi fa venire in mente l’importanza del lavoro in gruppo anche da parte degli addetti ai lavori, nel tentativo di mettere insieme le diversità formative e di pensiero per poter costruire qualcosa di potente e creativo.

Gruppi interni e gruppi esterni costituiscono questa complessa rete di cura e di riflessioni sul funzionamento psichico mentale, nel tentativo e nello sforzo quotidiano di creare un pensiero sull’Altro che regga, che sostenga: una rete che non intrappoli ma che, al contrario, crei libertà.

“Considero il paziente che mi sta dinanzi come l’anello di una lunga catena, un punto nodale in una rete di interazione, la quale è la vera sede dei processi che portano tanto alla malattia che alla guarigione. Tutta la Psicologia diverrebbe così Psicologia sociale e troverebbe nel gruppo il suo naturale strumento terapeutico” (Foulkes, 1967).

Dott.ssa Chiara Spadaro