Encanto: distruggere per costruire

Encanto è un film intenso dai mille significati, narrati attraverso la danza e la musica. Il dolore individuale, grazie alla lingua universale dell’arte, diventa gruppale e sociale. Quanto è difficile sentirsi parte di un gruppo mantenendo la propria identità? Nel gruppo familiare, in modo più intenso, si gioca la dinamica psichica del legame: sentirsi parte di una rete relazionale ma allo stesso tempo poter esperire un senso di unicità, autenticità, diversità.

Nella famiglia di Mirabel tutti hanno un talento, un potere magico. C’è chi riesce ad ascoltare rumori impercettibili, chi si trasforma in altre persone, chi cura attraverso il cibo, chi ha la forza di sollevare montagne, chi la grazia e la bellezza di creare splendide trame floreali.

Ma chi ha davvero un talento (reale) è proprio lei, Mirabel. Il talento di comprendere come dietro alla perfezione di alcuni poteri ci siano delle fragilità, di osservare le crepe di una casa costruita su lutti e abbandoni, di infrangere il “non detto”, di attraversare il conflitto familiare, di condurre al dialogo e alla narrazione grazie alla bellezza della danza e della musica. La “casita” si distrugge sotto il peso della compiacenza e della negazione e a ricostruirla non sarà la magia ma il gruppo, la comunità. Lo sforzo collettivo che simbolicamente rappresenta il compito del singolo e dell’umanità: di ricordare, sentire, narrare.

Mirabel rappresenta ognuno di noi: nel sentirsi soli, nel cercare la nostra identità dentro le stanze spaventose e “pericolose” del mondo psichico, nell’osservare come la verità possa fare a pezzi le nostre case interne e nello scoprire come attraverso tutto questo ci sia la possibilità di vedere e riconoscere se stessi (“vedo me, solo me” dice alla fine la protagonista del film) e finalmente sentirsi parte di qualcosa. Perché come scriveva Calvino “non ci può essere amore se non si è se stessi con tutte le proprie forze”. Quindi grazie Mirabel, per averci dato la speranza di come trovarsi o ritrovarsi voglia dire trovare anche l’Altro.

Dott.ssa Chiara Spadaro

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