L’accettazione del nostro Halloween: “The Nightmare Before Christmas”

 

In questo periodo a cavallo tra Halloween e il Natale vorrei condividere con voi alcune riflessioni riguardo un film di animazione di Tim Burton: “The Nightmare before Christmas”.
Per comprendere bene il senso di questo film bisogna riflettere sulle origini della festività di Halloween e di quelle del Natale.
Come mai gli uomini hanno sentito l’esigenza di celebrarle?
Il Natale ha origini pagane e laiche, le più significative sono quelle correlate al solstizio d’inverno, il 21 Dicembre, momento in cui si verifica il giorno più corto dell’anno e la notte più lunga. Subito dopo il solstizio la luce del giorno tende gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi; proprio il 25 Dicembre il sole sembra “rinascere”, ha cioè un nuovo Natale. Prima di festeggiare la nascita di Cristo, festività cristiana, oggi maggiormente conosciuta dalla popolazione, si celebrava lo splendore e la rinascita del sole sull’oscurità.
Per quanto riguarda Halloween questa festa non nasce in America ma ha origini antichissime rintracciabili in Irlanda, quando era dominata dai Celti. Halloween corrisponde a Samhain, il capodanno celtico. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del gelo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain, che significa summer’s end, fine dell’estate.
La (ri)nascita del sole e il calare delle tenebre, dunque, presentificano rispettivamente il Natale ed Halloween.
Da sempre l’uomo ha sentito l’esigenza di significare luci e ombre dell’esistenza umana e non soltanto connotandole religiosamente, ma semplicemente osservando la natura e il mondo che lo circonda.
Il film di Burton sembrerebbe mettere in evidenza l’inconciliabilità tra la dimensione della vita e quella della morte. Simbolo di questo dramma esistenziale, è Jack Skeletron. Lui abbandona le emozioni di paura e terrore, che il tema della morte incutono all’umanità e che nel suo mondo rappresentano qualcosa di profondamente naturale e radicato nella quotidianità di ogni abitante. Quando viene a contatto con il Natale decide di cambiare la propria vita e di trasformare la natura del mondo intorno a lui. Forzando e sforzandosi di provare la gioia e la dolcezza del Natale, accade il dramma: nella magia entra la paura e il momento del Natale si trasforma in un vero e proprio incubo.
La rinuncia del proprio “sentire” porta a trasformare degli elementi psichici ed esistenziali in qualcos’altro; la gioia in terrore, la festa in lutto.
Questo succede spesso nelle nostre vite, quando vogliamo coprire gli aspetti spiacevoli e frustanti della nostra esistenza con la “costruzione” di sentimenti ed emozioni non realmente esperiti e quindi non autentici.
Quello che emerge con forza in questo film è il desiderio del protagonista di rinunciare alla propria identità di leader del mondo del terrore per assumere il ruolo di Babbo Natale, simbolo di gioia e speranza. Perché questo bisogno? La routine logora Jack, desidera per lui un ruolo più grandioso e vuole onnipotentemente trasformare se stesso e quello che lo circonda in qualcos’altro. Ignorando le proprie fragilità e le proprie insicurezze, Jack decide di assumere un ruolo inconciliabile con la sua vera natura, denegando l’impossibilità di poter assumere gli aspetti idealizzati. Soltanto in seguito alla sua “caduta” si renderà conto dei propri limiti e questo insight del protagonista renderà possibile rimettere ognuno al proprio posto, rivestendo il ruolo più consono alla propria personalità e al proprio vissuto.
Entrare a conoscenza delle proprie imperfezioni conduce alla rinascita di tutti i personaggi e Jack è felice di tornare nel suo mondo e alla sua vita.
Questa volta, inoltre, è possibile beneficiare di una nuova ricchezza: la neve, dono di Babbo Natale, simbolo dell’integrazione delle diversità, quando avviene un autentico incontro con l’altro.
Per concludere, quello che questo film ha suscitato in me è la sensazione di come la vita e la morte, la speranza e la paura, i sogni e gli incubi, non siano poi inconciliabili.
Attraverso le celebrazioni di Natale e di Halloween l’umanità ci ha trasmesso che non può esserci la vita senza la morte, la luce senza l’oscurità, la gioia senza il dolore.
Per quanto riguarda, poi, la nostra esperienza quotidiana, potrebbe essere utile il tentativo di non “abbandonare” mai la nostra vera identità, speciale proprio per la compresenza di limiti e risorse.
Diamoci la possibilità di esperire tutte le nostre emozioni e i nostri sentimenti contrastanti.
Dall’accettazione del nostro Halloween e non soltanto del nostro Natale riusciremo a mettere insieme questi due mondi cosi preziosi, dalla cui esistenza dell’uno dipende anche quella dell’altro.

Dott.ssa Chiara Spadaro

 

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