Il dolore invisibile del lutto perinatale

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Esiste un dolore invisibile.

Invisibile perché non trova spazio e accoglimento in un contesto sociale dove soltanto quello che è evidente, che si vede con forza, che può essere mostrato, esiste.

Ci sono alcune storie che meritano il nostro pensiero e la nostra riflessione, le storie di molte donne (e coppie) che hanno vissuto una perdita davvero immensa: donne che desiderano per molto tempo un figlio ma questo “non arriva”, che scoprono di essere incinte ma il loro sogno di maternità svanisce in pochi giorni o in poche settimane, che portano avanti la gravidanza ma sopraggiungono delle complicazioni e non riescono a conoscere e salutare il loro bambino, oppure ci riescono, ma davvero per pochi istanti.

L’infertilità, la gravidanza biochimica, l’aborto spontaneo e alcune forme più complesse di perdita del proprio figlio durante la fine della gravidanza o appena poco dopo il parto rientrano nella sfera del lutto perinatale.

Molte persone vivono in silenzio il loro dolore, perché è davvero difficile che questa forma di sofferenza venga accolta e riconosciuta. Ho letto di molte testimonianze in cui l’aver comunicato questa perdita ha comportato delle frasi di circostanza, sentite come dure e svalutanti da chi aveva bisogno soltanto di comprensione e di riconoscimento.

L’argomento maternità è come un cristallo che va maneggiato con molta delicatezza e che rischia di infrangersi, stringendo troppo o prestando poca attenzione. In questo caso quello che potrebbe logorarsi è il diritto di essere riconosciuti nel proprio percorso di vita e nella propria diversità di essere umano, dotato di una sensibilità unica e di una interiorità preziosa e speciale. Proprio per questo motivo occorrerebbe non affrontare questi argomenti così delicati con chi non è un nostro stretto familiare o amico.

Un professionista, inoltre, potrebbe essere un valido aiuto, offrendo uno “spazio protetto” dove poter attraversare insieme a qualcuno le angosce, le paure, la rabbia, i sensi di colpa e le altre emozioni complesse e contrastanti correlate a queste esperienze.

Infine, credo che possa essere importante, quando qualcuno ci comunica un dolore che non sempre ci è possibile capire o accogliere, potergli far dono del nostro silenzio rispettoso.

Spesso il silenzio aiuta, le frasi di circostanza mai.

Il dolore ha bisogno di tempo e spazio, non di essere inserito all’interno di una classifica delle cose più gravi o meno gravi del mondo.

“L’albero e la crisalide.

Non c’è niente da dire di fronte ad una morte ingiusta. Niente che aiuti. Non serve cercare una spiegazione.
Sul ramo di un albero d’ulivo, se ne stava sospesa una piccola crisalide color verde smeraldo.
Domani sarà una bella farfalla libera dal bozzolo, pensò l’albero, che aveva gioito ogni giorno nel vederla crescere. Ma, nel suo cuore, il desiderio di tenerla ancora un pò con se era forte.
Così si ricorderà di me, pensava.
L’aveva protetta dal vento, l’aveva salvata dalle formiche, pur sapendo che molto presto lo avrebbe lasciato per affrontare predatori e intemperie.
Quella notte un terribile incendio devastò la foresta e la crisalide non divenne mai farfalla.
All’alba il fuoco si spense; l’albero era ancora in piedi, vivo, ma il suo cuore era diventato di cenere, distrutto dalle fiamme, consumato dal lutto.
Da quella notte, quando un uccellino si posa sui suoi rami, l’albero gli racconta della crisalide che non fu mai farfalla; e la immagina con le ali spiegate, fluttuare nell’azzurro del cielo senza nuvole, ebbra di zucchero e libertà, testimone silenziosa e lieve delle nostre storie d’amore.”

(Dal film Monsieur Lazhar)

 

Dott.ssa Chiara Spadaro

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