Ma un giorno dalla foresta passò un treno che …

treni-panorama_

“Tanto tempo fa i bambini non vivevano nelle case degli uomini, ma nelle foreste degli elefanti. E lì non avevano paura di nulla. Quando faceva caldo, gli elefanti muovevano forti le orecchie per fare il vento. Se scoppiava un temporale, si mettevano uno accanto all’altro e i bambini correvano tra le loro zampe come tra le colonne di un castello. Se arrivava un animale feroce, gli elefanti muovevano la zampa destra, pronti a mollare una pedata, perché, sia ben chiaro, i re della foresta siamo noi, dicevano a leoni e leopardi.

Ma un giorno dalla foresta passò un treno che andava in città. Capitò all’improvviso, una mattina di Settembre. Trasportava vagoni pieni di quaderni, lettere, pentole, matite, termometri. Anche barattoli di marmellata.

– In carrozza, ragazzi, in carrozza! – gridò il capotreno affacciandosi al finestrino con un megafono in mano. Allora i bambini dissero agli elefanti che dovevano partire.

– Vado in città a fare il postino – disse uno.

– Io vado a fare il maestro – disse un altro.

– E io il cuoco – urlò un terzo e salì sul vagone delle marmellate.

Ma un bambino, più piccolo degli altri, esclamò: – Io farò il veterinario e vi porterò con me! – e cercò in ogni modo di far salire gli elefanti sul treno. Con le corde, con le scale, persino con una gru, che trovò sull’ultimo vagone. Ma gli elefanti, ad ogni mossa, spaccavano qualcosa e non parevano giganti garbati, ma asini in una cristalleria.

Allora i bambini capirono che dovevano partire da soli e abbracciarono forte le zampe dei loro amici.”

(E. Nava, Quando i babbuini andavano al cinema, Feltrinelli).

Oggi ho letto per caso questa breve fiaba. Mi ha fatto molto riflettere sul come crescere, rinascere, legittimarsi alla felicità siano strettamente correlate al lasciare andare alcune parti di sé ingombranti e voluminose, anche se familiari e rassicuranti. Per accogliere le opportunità che la vita ci offre a volte occorre salutare qualcosa di noi stessi che non trova spazio nei nuovi percorsi che intraprendiamo e accettare di salire su un treno carico di elementi, sia attraenti che spaventosi. Questa storia mi fa pensare al coraggio necessario ad iniziare il viaggio verso il desiderio di cambiamento, alla scoperta di cosa potremmo diventare, di come vorremmo essere. Perché quello che già conosciamo ci rende sicuri ma, quando non trova più un posto nella nostra vita e nei nostri sogni, non è detto che ci renda anche felici.

Dott.ssa Chiara Spadaro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...