La mela nel mito e nella fiaba: invidia, rivalità, narcisismo.

il pomo della discordia

 

(…) Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».  Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male». (…)
(Adamo, Eva e il frutto della conoscenza del bene e del male – Genesi 3, 2-5)

 

Si dice che Giove, avendo concesso Teti in sposa a Peleo, avesse riunito tutti gli dei tranne Eris, cioè la Discordia, che, quando poi sopraggiunse, dalla porta gettò nel mezzo una mela e disse che la prendesse la più bella. Giunone, Venere e Minerva presero a rivendicare per sé la bellezza e tra loro nacque un grande litigio (…)
(Il Giudizio di Paride – versione latina di Igino)

 

(…) A casa, la Regina si mise davanti allo specchio e disse: «Specchio fatato, in questo castello, hai forse visto aspetto più bello?» Come al solito lo specchio rispose: «Il tuo aspetto qui di tutte è il più bello. Ma lontano da qui, in una casina di sette nani, piccina piccina, è Biancaneve dalla chioma corvina molto più bella della Regina!» A queste parole, ella rabbrividì e fremette per la collera. Poi gridò: «Biancaneve deve morire, dovesse costarmi la vita.» Andò in una stanza segreta dove nessuno poteva entrare e preparò una mela velenosissima (…)
(Biancaneve – Fratelli Grimm)

 

Religione, mito e fiaba ci fanno riflettere su un tema molto importante: l’invidia.

L’invidia, soprattutto in questo momento storico caratterizzato dalle nuove forme di comunicazione di massa, viene spesso “agita” nella ragnatela dei Social Network, dove rimane prigioniera del conflitto che competizione e rivalità generano.

In queste forme di relazione con l’altro rivalità e competizione non trovano lo spazio adeguato a essere analizzate e pensate, ma al contrario trovano nel Web un terreno fertile per essere messe in atto distruttivamente.

Qual è il legame tra Adamo ed Eva, Paride e la Matrigna di Biancaneve?

Gli estratti dei brani citati sopra ci spiegano la relazione molto importante tra narcisismo, invidia, rivalità e distruttività.

Il serpente, invidioso della felicità di Adamo ed Eva, li induce a disobbedire a Dio, nonostante abbiano a disposizione tutto quello di cui hanno bisogno. Ma loro desiderano la conoscenza di ogni cosa come Dio, mangiano il frutto proibito e questo comporta la cacciata dal Paradiso e le sofferenze che l’umanità dovrà sopportare per aver voluto narcisisticamente l’onnipotenza di chi li ha creati.

Nel mito del giudizio di Paride, la Dea della Discordia, invidiosa nei confronti di chi è stato invitato al banchetto di matrimonio lascia cadere un pomo con scritto “alla più Bella”, Atena la Dea della sapienza, Giunone la moglie del Dio degli Dei e Venere la Dea della Bellezza si contendono la mela; Giove non si assume la responsabilità di questa scelta, lasciando l’onere al mortale Paride, un pastore troiano (in realtà figlio di Priamo, il re di Troia). Per invogliarlo a decidere Atena gli promette il sapere, Giunone il potere e Venere, come molti scritti lasciano intendere, gli promette l’amore. Ma siamo sicuri che la promessa di Venere abbia a che fare con l’amore? Lei promette la donna più bella, non l’amore. Elena, la donna in questione è già sposata con Menelao e il suo rapimento da parte di Paride scatena la guerra di Troia. Il narcisismo della Dea, nell’aver vinto la competizione con le altre divinità, e quello del pastore, nell’avere come sposa la donna più bella del mondo, sono appagati ma le conseguenze delle loro scelte sono la distruzione di Troia e il sacrificio di molti innocenti.

Nella favola di Biancaneve, si attinge a quanto proviene dalla religione e dal mito: la matrigna di Biancaneve prova profonda invidia per la giovinezza e la bellezza della figliastra. Vuole porre fine a questa rivalità e fare in modo che la sua bellezza sia eterna, immortale e che nessuno possa metterla in discussione (così come Adamo ed Eva desideravano l’onnipotenza di Dio e le Dee il riconoscimento di più bella dell’Olimpo). Allora dopo vari tentativi di ucciderla, l’ultimo, quello della mela, sembra andare a buon fine. Biancaneve la morde e muore, gettando nello sconforto e nella disperazione i Sette Nani e gli animali del Bosco Incantato, la sua comunità di appartenenza.

Il filo rosso che lega queste tre “storie” è la catastrofe generata dalla triade narcisismo, invidia e aggressività.

Il narcisismo ci porta a voler avere quello che gli altri hanno, perché avere tutto (sapere, potere e bellezza) potrebbe condurci alla felicità. L’invidia, conseguenza inevitabile di questa visione distorta della realtà, spesso si trasforma in distruttività: aggredire sia direttamente che indirettamente chi invidiamo ci permette di agire tutto questo magma di fantasie inconsce, inespresse e tormentate dentro di noi.

Non tutti i personaggi citati sopra vissero felici e contenti perché l’illusione del poter e dover essere migliori a tutti i costi conduce a dolore e sofferenza, soprattutto in chi ha innescato questo meccanismo o in chi, manipolato da altri, ne è diventato complice e vittima allo stesso tempo.

Tornando al luogo meno incantato di cui parlavo all’inizio, cioè quello del Web e dei Social Network in particolare, che è anche il posto che ha ispirato la mia riflessione, penso che potrebbe essere utile interrompere questo meccanismo di invidia, rivalità e aggressività ricorrendo al pensiero prima che all’azione.

Quando guardiamo una foto o leggiamo dell’esperienza di qualcuno, delle sue idee politiche o religiose non scriviamo di getto qualcosa, ma pensiamo.

Pensiamo al come mai abbiamo così tanto bisogno di dover esplicitare un pensiero distruttivo, una battuta scherzosa che potrebbe ferire, un consiglio o una considerazione non richiesta.

Da dove arriva questo bisogno? C’è qualcosa che vorrei anche io di quello che vedo o che leggo? Allora cosa posso fare per cambiare?

Il mito e la fiaba ci insegnano a pensare: Adamo ed Eva avrebbero potuto pensare che esiste anche il non conoscibile e che l’uomo deve accettare questa condizione di parziale impotenza; le tre Dee avrebbero potuto accettare che esiste già la più bella ma che ognuna di loro ha altre doti e altri talenti; la matrigna di Biancaneve avrebbe potuto elaborare l’idea che il tempo passa per tutti e che bisogna accettare il dover fare spazio alla giovinezza e alla bellezza di chi arriva dopo di noi.

Il pensiero serve ad elaborare il sentire: sentire la rabbia e l’aggressività nei confronti di chi pensiamo sia diverso, che abbia più privilegi di noi e che la sua felicità ci tolga qualcosa. Questa distruttività è dentro ognuno di noi ma il pensare può purificarla e significarla.

Un vecchio detto dice: “prima di parlare conta fino a 10”. Io aggiungerei che potrebbe essere utile farlo anche prima di scrivere commenti o pubblicare qualcosa; potrebbe essere utile pensare se quello che sto condividendo o scrivendo non porti alla “guerra di Troia”, alla “cacciata dal Paradiso” o ad un “avvelenamento” o se invece sia utile a divulgare bellezza, crescita e cambiamento in quello che è intorno a noi.

Anche il Social può diventare un bosco incantato, ma servono equilibrio, gentilezza, armonia e ogni tanto anche il silenzio: in altre parole serve il pensiero.

 

Dott.ssa Chiara Spadaro

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