Quali sono gli strumenti dello Psicoterapeuta?

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La Psicoterapia, in modo particolare quella psicoanalitica, concepisce il setting come un prezioso strumento di lavoro del terapeuta.

Cos’è il setting?

Il setting è la cornice di lavoro del professionista e comprende la durata della seduta, l’onorario e la presenza regolare del paziente alle sedute.

Questi elementi non costituiscono soltanto gli aspetti pratici del suo mestiere ma diventano anche l’essenza del suo lavoro.

Un lavoro che è caratterizzato:

  • Dall’ascolto attento ai processi psichici consci ed inconsci del paziente, attraverso l’osservazione e l’analisi delle libere associazioni delle sue narrazioni e l’interpretazione dei suoi sogni.
  • Dalla “costruzione” di una cornice che ospiti e contenga queste esplorazioni così profonde, spesso difficili e dolorose.

Molti pazienti mal tollerano però le regole della terapia e non comprendono l’importanza del setting, fantasticando su come l’ascolto da parte del terapeuta sia sufficiente alla loro guarigione. Ma risulta impossibile entrare nel profondo in assenza di un contenitore che permetta alle parole e ai pensieri del paziente di trasformarsi in qualcos’altro, di essere restituiti in forma elaborata; in assenza di un setting adeguato quanto condiviso nella relazione terapeutica potrebbe invece disperdersi, allungando il processo di guarigione o addirittura vanificando la terapia.

La Psicoterapia si chiama in questo modo perché, come in altri tipi di terapie, ci sono delle prescrizioni che il paziente deve osservare per guarire.

In sostanza, come in tutti i percorsi di cura e di crescita personale, un setting adeguato e il rispetto delle prescrizioni sono fondamentali per il raggiungimento del benessere psicologico.

Analizziamo uno per uno gli strumenti a disposizione del terapeuta:

  • La durata del colloquio: scandisce l’inizio e la fine della seduta. Se non ci fosse quale sarebbe il tempo dedicato ad ogni incontro? Chi dovrebbe stabilirlo, il paziente o il terapeuta? Esiste un tempo dell’ascolto ed entrambi devono “stare” dentro questo tempo; allungarlo o accorciarlo significherebbe aggiungere quello che non serve ai fini del trattamento o togliere elementi preziosi allo stesso.
  • L’onorario: sancisce la professionalità del terapeuta. Se non esistesse l’onorario il terapeuta non potrebbe rivestire il ruolo di curante del paziente né su un piano di realtà, perché dovrebbe essere occupato in altri settori lavorativi, né su un piano fantasmatico, perché nelle fantasie del paziente si trasformerebbe in un familiare o un amico e la terapia, quindi, non potrebbe definirsi tale.
  • La regolarità delle sedute: Quando si assume una terapia di qualsiasi tipo, per esempio farmacologica, la continuità dell’assunzione diventa la condizione necessaria alla guarigione. La Psicoterapia funziona esattamente allo stesso modo, non si possono saltare le sedute e non si può stabilire di modificare il numero e la cadenza delle sedute senza prima concordare queste decisioni con il terapeuta. Il professionista è garante del benessere del paziente e osservatore attento dei suoi progressi e della sua evoluzione, ha il dovere di elaborare la prescrizione di un trattamento e anche di comunicare come soltanto il rispetto di questa prescrizione possa apportare dei cambiamenti, assumendosi la responsabilità di rielaborarla qualora non si fossero raggiunti gli obiettivi concordati.

Questi sono gli strumenti dello psicoterapeuta e, a differenza del pensiero comune rispetto al suo metodo di lavoro, questi preziosi alleati hanno lo stesso valore dell’ascolto, dell’empatia e dell’alleanza terapeutica; perché niente si trasforma in assenza di una cornice, uno spazio protetto dove poter operare questi delicati passaggi.

“Io ho una visione minimalista della psicoanalisi: è il metodo più efficace per il trattamento della sofferenza psichica. Non ne sono molto interessato al di fuori della stanza di analisi, dove perde la specificità che ha quando vi è un analista, un paziente e un setting. A mio modo di pensare, l’analista esiste solo all’interno di questa triade. Analogamente, un chirurgo è un chirurgo in sala operatoria; se usa il bisturi per la strada diventa un killer.”

(Antonino Ferro)

 

Dott.ssa Chiara Spadaro

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