L’accettazione del nostro Hallowen: “The Nightmare before Christmas”

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In questo periodo a cavallo tra Halloween e il Natale vorrei condividere con voi alcune riflessioni riguardo un film di animazione di Tim Burton: “The Nightmare before Christmas”.
La trama:
“Il Paese di Halloween è un mondo immaginario nel quale vivono tutti i mostri della festività e tutto ruota intorno alla festa del 31 ottobre, i cui preparativi durano l’intero anno. A capo del paese c’è il re di Halloween Jack Skeletron, da tempo stanco di tale festività e di spaventare. Mentre Jack vagabonda nel bosco accompagnato dal suo cane Zero, scopre un circolo di alberi che non ha mai visto prima. Ogni tronco ha una porta con una forma diversa: Jack è particolarmente attratto da quello con il disegno di un albero di Natale. Appena lo apre viene risucchiato in una città piena di neve, luci e felicità, viene attratto da tutti quei colori, dai regali e dalla gioia che si respira in questo posto rendendosi subito conto che è questo ciò che stava cercando: la Cittá del Natale. Appena tornato nella città di Halloween, Jack chiama gli abitanti per un incontro. Mostra loro tutti i vari oggetti che caratterizzano il Natale, però gli altri cittadini non riescono ad afferrare il messaggio del Natale e vedono quei manufatti sempre con gli occhi di un abitante di Halloween. A Jack, frustrato da ciò, non resta altro che spiegare loro il Natale nell’unico modo in cui possono capirlo: così racconta che lì il capo ha una voce profonda, delle chele al posto delle mani, vola in cielo con una slitta trainata da animali mostruosi e si fa chiamare Babbo Nachele. Dispiaciuto dall’incapacità dei suoi amici di capire il Natale, Jack si chiude in casa e inizia a fare vari esperimenti per capirlo fino in fondo. Giunge alla conclusione che basta realizzarlo per farlo funzionare, allora informa tutti che quest’anno penserà lui ai festeggiamenti del Natale. Assegna precisi compiti ad ogni abitante per far sì che la festa diventi anche loro. A Sally, una bambola vestita di stracci, spetta il compito del costume, mentre al trio Vado, Vedo e Prendo quello di rapire Babbo Nachele, cioè Babbo Natale, che una volta catturato viene consegnato al malvagio Mr. Bau Bau, anche se Jack si era espressamente raccomandato di non farlo. Nonostante gli sforzi di Jack di creare un gioioso Natale, gli abitanti finiscono comunque per confondere le idee di Halloween con quelle del Natale creando giocattoli, doni e decorazioni in apparenza innocui, ma che invece si rivelano pericolosi e spaventosi. La notte di Natale Jack consegna ai bambini del mondo reale i regali preparati dai suoi concittadini, ma quel mondo si rivela meno grato di quanto lui pensasse. Polizia e giornali invitano i cittadini a barricarsi in casa a causa di un furfante che sta rovinando i festeggiamenti spacciandosi per Babbo Natale. La slitta di Jack viene persino presa di mira dai militari, e infine abbattuta dalla contraerea. Il mondo reale si rallegra per aver abbattuto il furfante, ma viene comunque annunciato che se non si troverà il vero Babbo Natale la festa verrà cancellata. Jack però riprende i sensi e sentendo questa notizia realizza la sua insensatezza e il fallimento del suo Natale; corre quindi alla città di Halloween per liberare il vero Babbo Natale. Babbo Natale può ora salvare la sua festa e vola fuori dal camino della casa di Bau Bau per ristabilire la pace nel mondo reale, sostituendo i giocattoli distribuiti da Jack con i suoi. Volando con la sua slitta sopra la città di Halloween augura a tutti Buon Halloween e porta loro un dono: la neve. Solo ora gli abitanti di Halloween finalmente capiscono cos’è il vero spirito del Natale”.
Penso che una riflessione possa avvenire su due piani:
-un livello psicologico sociale
-un livello psicologico individuale
Cominciamo con la prima analisi.
Per comprendere bene il senso di questo film bisogna riflettere sulle origini della festività di Halloween e di quelle del Natale.
Come mai gli uomini hanno sentito l’esigenza di celebrarle?
Il Natale ha origini pagane e laiche, le più significative sono quelle correlate al solstizio d’inverno, il 21 Dicembre, momento in cui si verifica il giorno più corto dell’anno e la notte più lunga. Subito dopo il solstizio la luce del giorno tende gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’inverno in Giugno, quando avremo il giorno più lungo e la notte più corta. Proprio il 25 Dicembre il sole sembra “rinascere”, ha cioè un nuovo Natale. Prima di festeggiare la nascita di Cristo, festività cristiana, oggi maggiormente conosciuta dalla popolazione, si celebrava lo splendore e la rinascita del sole sull’oscurità.
Per quanto riguarda Halloween questa festa non nasce in America ma ha origini antichissime rintracciabili in Irlanda, quando la verde Erin era dominata dai Celti. Halloween corrisponde infatti a Samhain, il capodanno celtico. Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle le loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain, che deriverebbe dal gaelico samhuinn e significa “summer’s end”, fine dell’estate. In quel periodo dell’anno i frutti dei campi erano assicurati, il bestiame era stato ben nutrito dell’aria fresca e dei pascoli dei monti e le scorte per l’inverno erano state preparate. La comunità, quindi, poteva riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità. Ciò avveniva tramite lo Samhain, che, inoltre, serviva ad esorcizzare l’arrivo dell’inverno e dei suoi pericoli, unendo e rafforzando la comunità grazie ad un rito di passaggio che propiziasse la benevolenza delle divinità.
La (ri)nascita e la morte, dunque, presentificano rispettivamente il Natale ed Halloween.
Da sempre l’uomo ha sentito l’esigenza di significare luci e ombre dell’esistenza umana e non soltanto connotandole religiosamente, ma semplicemente osservando la natura e il mondo che lo circonda.
Il film di Burton sembrerebbe mettere in evidenza l’inconciliabilità tra la dimensione della vita e quella della morte. Simbolo di questo dramma esistenziale, è Jack Skeletron. Lui abbandona le emozioni di paura e terrore, che il tema della morte incutono all’umanità e che nel suo mondo rappresentano qualcosa di profondamente naturale e radicato nella quotidianità di ogni abitante. Quando viene a contatto con il Natale, infatti, decide di cambiare la propria vita e di trasformare la natura del mondo intorno a lui. Forzando e sforzandosi di provare la gioia e la dolcezza del Natale, accade il dramma: nella magia entra la paura e nel mondo reale il momento del Natale si trasforma in un vero e proprio incubo.
La rinuncia del proprio “sentire” porta a trasformare degli elementi psichici ed esistenziali in qualcos’altro; la gioia in terrore, la festa in lutto.
Questo succede spesso nelle nostre vite, quando vogliamo coprire gli aspetti spiacevoli e frustanti della nostra esistenza con la “costruzione” di sentimenti ed emozioni non realmente esperiti e quindi non autentici.
Proprio il tema dell’autenticità ci conduce ad una lettura psicologica più individuale.
Quello che emerge con forza in questo film è il desiderio del protagonista di rinunciare alla propria identità di leader del mondo del terrore per assumere il ruolo di Babbo Natale, simbolo di gioia e speranza. Perché questo bisogno?
La routine logora Jack, desidera per lui un ruolo più grandioso e vuole onnipotentemente trasformare se stesso e quello che lo circonda in qualcos’altro. Il fantasma del falso Sé e del narcisismo irrompono prepotentemente in questa lettura. Ignorando le proprie fragilità e le proprie insicurezze, Jack decide di assumere un ruolo inconciliabile con la sua vera natura, denegando l’impossibilità di poter assumere gli aspetti idealizzati. Soltanto in seguito alla sua “caduta” si rende conto dei propri limiti e questo insight del protagonista rende possibile rimettere ognuno al proprio posto, rivestendo il ruolo più consono alla propria personalità e al proprio vissuto.
Entrare a conoscenza di propri limiti e fragilità conduce alla rinascita di tutti i personaggi e Jack è felice di tornare nel suo mondo e alla sua vita.
Questa volta, inoltre, è possibile beneficiare di una nuova ricchezza: la neve, dono di Babbo Natale, simbolo dell’integrazione delle diversità, quando avviene un autentico incontro con l’altro.
Forse la diversità comporta delle difficoltà quando al posto di un sincero avvicinamento assistiamo al non dialogo e, conseguentemente, allo scontro (nessuno del mondo di Halloween chiede a Babbo Natale quale sia il suo modo di vivere, pensare e sentire il Natale, viene invece rapito e sottratto al proprio mondo e alla propria missione)
Per concludere, quello che questo film ha suscitato in me è la sensazione di come la vita e la morte, la gioia e la tristezza, la speranza e la paura, i sogni e gli incubi, non siano poi inconciliabili.
Attraverso le celebrazioni di Natale e di Halloween l’umanità ci ha trasmesso che non può esserci la vita senza la morte, la luce senza l’oscurità, la gioia senza il dolore.
Per quanto riguarda, poi, la nostra esperienza quotidiana, potrebbe essere utile il tentativo di non “abbandonare” mai la nostra vera identità, speciale proprio per la compresenza di limiti e risorse.
Diamoci la possibilità di esperire tutte le nostre emozioni e i nostri sentimenti contrastanti.
Dall’accettazione del nostro Halloween e non soltanto del nostro Natale riusciremo a mettere insieme questi due mondi cosi preziosi, dalla cui esistenza dell’uno dipende anche quella dell’altro.

Dott.ssa Chiara Spadaro

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